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Giovanni Guerrini


Giovanni Guerrini

Dalla bottega dell’arte al Made in Italy

dall’ 11 novembre 2011 all’8 gennaio 2012

BIOGRAFIA

Giovanni Guerrini nasce a Imola nel 1887.
A Faenza fa parte del “cenacolo baccariniano” – assieme agli amici Domenico Rambelli, Ercole Drei e Giuseppe Ugonia – e presso la locale Scuola di Disegno riceve una educazione politecnica che, nel tempo, saprà dispiegare in vari campi espressivi : sarà, infatti, pittore, litografo, cartellonista, progettista di oggetti e di arredi, allestitore e architetto. Nel 1912 espone per la prima volta alla Biennale di Venezia dove sarà presente anche nel 1914 e, ininterrottamente, dal 1920 al 1936. Nel 1915 si trasferisce a Ravenna come insegnante di Ornamentazione e Disegno Architettonico all’Accademia di Belle Arti di Ravenna, dove ottiene, nel 1926, l’istituzione della “Scuola del Mosaico” di cui sarà direttore a partire dal 1961. Nel 1925 vince il concorso per il manifesto della II Mostra Internazionale delle Arti Decorative di Monza. Nel 1926 è invitato a partecipare alla prima Mostra del Novecento Italiano.
Nel 1927 è a Roma come direttore artistico dell’ENAPI e nella capitale rimarrà, salvo periodici ritorni nella casa di campagna di Faenza, per tutta la vita. Negli anni Venti e Trenta si infittiscono le sue partecipazioni a importanti mostre. A Roma, continua l’attività pittorica ma si dedica soprattutto a progettare oggetti ed elementi di arredo in vari materiali per l’Ente di cui, come allestitore, cura anche le presenze alle più importanti occasioni espositive italiane ed estere (Torino 1928, Triennale di Milano 1933 e 1936, Barcellona e Lipsia 1929, Atene 1931, Parigi e Bruxelles 1935, Firenze 1938, New York 1939).
Nel 1938 vince, con M. Romano e E. Bruno La Padula il concorso per il Palazzo della Civiltà Italiana all’E42 che costituisce l’apice della sua carriera architettonica. Nel 1939 realizza sei grandi riquadri a mosaico per le fontane del Palazzo degli Uffici all’E42 e nel 1941 vince, con A. Capizzano, F. Gentilini e G. Quaroni, il concorso per i mosaici da collocare nel Palazzo dei Congressi, sempre all’E42. Nel dopoguerra continua le sue attività legate all’artigianato italiano con conferenze e allestimenti (Lille 1951, Roma 1953, Parigi 1956 e Monaco di Baviera 1957).
Muore a Roma nel 1972.

LA LITOGRAFIA
Nell’arte litografica Guerrini è, fin da subito, un maestro riconosciuto e apprezzato a livello nazionale e internazionale. In alcune opere prevale un aspetto tenebroso accresciuto dal ricorrere di temi simbolisti mentre nelle litografie di maggiore dimensione e di maggiore impegno l’adesione di Guerrini ai prediletti scenari naturali acquista i toni di una totale partecipazione agli aspetti di una natura di cui vengono minuziosamente indagate le manifestazioni. La figura umana sembra quasi un corollario, rivestendo sostanzialmente un ruolo di secondo piano nel fitto succedersi di fronde, rami, foglie, arbusti, cortecce, fili d’erba, fiori e piante che l’artista indaga e riporta con un inappagato senso di meraviglia.
Da una parte, quindi, Donne in giardino (1910), In calma vita profonda, Per un filosofo e Per uno studioso di Dante (1921) a rappresentare un lato oscuro del pensiero e della ragione e dall’altra i più serotini canti virgiliani : Primavera d’amore (1912), Il canto dell’usignolo (1914), Chiaro di luna (1914), Contemplazione (1915-20), Specchio d’acqua (1920 ca.), Sera romana (1920) e Serenità (1922). I due percorsi si sono sviluppati nel corso di almeno una decina d’anni in una alternanza senza soluzione di continuità. Con, in mezzo, il richiamo al Rinascimento di L’Annunciazione (1920) e il pauperismo francescano di Laudato si’ mi Signore (1926).
Se l’attività incisoria si può dire conclusa verso la metà degli anni Venti, va registrato il fatto che Guerrini ha continuato a fare riferimento a queste applaudite opere di soggetto bucolico per occasioni come la prima Mostra del Novecento Italiano del 1926 o per le esposizioni collettive del secondo dopoguerra. Se pur limitata negli anni, l’attività litografica continuerà a fare parte della proposta artistica di Guerrini nel tempo.

LA PITTURA

Guerrini si dedica con continuità alla pittura su cavalletto dalla giovinezza fino ai primi anni del secondo dopoguerra e, tra il 1909 e il 1922, all’affresco di soffitti e alla decorazione murale. Le sue prime prove si muovono tra simbolismo, naturalismo, preraffaellismo e acceso spiritualismo mentre nella decorazione dei soffitti prevalgono geometrie secessioniste e stilizzazioni fitomorfe, fino al rassodamento delle figure e dei temi vegetali nel Palazzo delle Cooperative Agricole di Ravenna. _ Poi, i quadri degli anni Venti che, come un diario pittorico, riportano prevalentemente momenti della vita famigliare o soggetti domestici. In molte di queste opere il pennello lascia segni paralleli, il colore viene steso per linee allungate e affiancate e il senso di profondità viene risolto con successioni di fasce.
E sono, quelle di questo decennio, le sue opere migliori (Compleanno del 1922, Il corredo e Convalescenza del 1923).
Nei primi anni Trenta sensibili sono gli avvicinamenti ai colori accesi e alle forme turbolente della Scuola Romana (Roma-Via dell’Impero e Paesaggio romano del 1935) come al clima di ritorno all’ordine invocato dal Novecento (Le tre mogli del 1931 e Signorina del 1934). Ma si tratta di episodi destinati ad essere dimenticati nel prosieguo di un’opera pittorica più indulgente nei confronti di riprese dal vero dei prediletti paesaggi romagnoli e di nature morte composte con gli oggetti più comuni. Anche all’interno di questa casistica, si succedono e si sovrappongono diversi interessi : persistenze veriste, una metafisica del quotidiano, un lirismo magico, rassodamenti e diluizioni della materia pittorica. La pittura di Guerrini è come un treno dalle molte stazioni. Ad ogni tappa, lo sguardo viene attratto da paesaggi talmente nuovi e diversi da fare dimenticare i precedenti.

DIRETTORE ARTISTICO DELL’ENAPI

Guerrini è direttore artistico dell’Ente Nazionale per l’Artigianato e le Piccole Industrie dal 1927 e la sua collaborazione cessa nell’ultimo anno di guerra.
La formula vincente dell’ENAPI : abbinare artisti o architetti ideatori con abili artigiani esecutori per la realizzazione di oggetti di qualità.
Guerrini, negli anni, costruisce un corpo artistico formidabile, capace di innovare i repertori formali e stilistici dei più vari materiali e delle più varie destinazioni d’uso pur mantenendo fermi i riferimenti con le tradizioni artigianali delle più diverse regioni italiane.
Egli stesso disegna gioielli in corallo, pizzi e merletti, mobili in legno, oggetti in vetro, sedie, cornici per specchiere, ceramiche, tessuti stampati, coperte da letto, tappeti, lampade, oggetti in ferro, in rame e in ottone sbalzato.
Lo scopo : portare l’artigianato italiano nella condizione di potersi affermare nei mercati internazionali e di competere con le manifatture estere più prestigiose. Apprezzamenti e segnalazioni vengono ottenuti nelle occasioni espositive e fieristiche italiane di più vasta risonanza (Triennale di Milano, Fiera dell’Artigianato di Firenze) e in quelle europee. Anche i grandi magazzini americani dimostrano interesse per prodotti che sanno unire una rara qualità esecutiva con alti livelli di ideazione. Una importante tappa del Made in Italy : un percorso certamente lungo, e destinato ai più clamorosi successi in anni recenti, ma al quale l’ENAPI diretto da Guerrini ha dato un contributo rilevante.
A Roma, capitale senza industrie e senza un retroterra culturale particolarmente interessato alle potenzialità della produzione seriale, Guerrini inaugura una “via romana al design” immune da eccessive tentazioni avanguardistiche o produttivistiche e più solidamente ancorata a un artigianato inarrivabile sul piano della qualità esecutiva.
Un firmamento di idee che – tra personali aggiustamenti del Déco verso i favoriti riferimenti al mondo naturale, piena aderenza ai valori intrinseci delle materie utilizzate e affondi in un ideale di semplicità tanto classico quanto popolare – mantiene alto un antico ideale di arte e di tecnica e costruisce solide basi per l’affermazione nel mondo del Made in Italy.

L’ARCHITETTURA

Se si prescinde dalle prime prove di ascendenza Wagnerschüle e dalle occasionali prestazioni nel campo della ristrutturazione, la prima occasione progettuale di rilievo offerta a Guerrini è rappresentata dal Padiglione dell’ENAPI alla mostra di Torino del 1928. L’artista-architetto (iscritto nel 1933 all’albo degli architetti dell’Emilia Romagna) nei primi anni Trenta è già in contatto con Adalberto Libera e Giuseppe Pagano, alfieri della tendenza razionalista, e il progetto per la Casa del Fascio di Fratta del 1932 come quello della Casa del Fascio di Forlì del 1935 risentono di queste relazioni. Del 1934 è il progetto per la sede della Cassa di Risparmio di Modena ; del 1936 quello della Casa del Fascio di Ravenna.
Poi, nel 1938, l’exploit : con Mario Romano e Ernesto Bruno La Padula vince il concorso per il Palazzo della Civiltà Italiana all’E42. Sulla scorta degli schizzi preliminari, esclusivamente sua sembra essere l’idea di una ossessiva iterazione del tema dell’arco romano che caratterizza l’edificio simbolo della manifestazione divenuto, poi, icona diffusa a livello internazionale dell’architettura italiana del periodo. La sostanziale impostazione grafica dei prospetti, che è stata letta sia come un corrispettivo della fragile idea fascista di una “nuova Roma” sia come un improbabile, assurdo – e per questo, affascinante – esercizio metafisico, ben si addice a un artista come Guerrini da sempre interessato, nel disegno, nella litografia e nella pittura, a rese esclusivamente bidimensionali. Del 1939 è il progetto per la Casa Littoria di Verona. Nel dopoguerra, Guerrini non abbandona questa branca di attività (Casa dell’Orfano e dell’Artigianato di Sarsina e villini per Fregene del 1949 ; Città di Pinocchio del 1956) ma deve rassegnarsi a opere di minore impegno (Tomba Peppino De Filippo del 1960).